La gestione dei dati stratigrafici mediante sistemi GIS ha avuto inizio, all’interno del LIAAM, nel 1996, dopo che per alcuni anni era stata sperimentato l’uso di strumenti CAD, poi ritenuti insufficienti ad una completa gestione dei contesti di scavo. Gli applicativi utilizzati sono MacMap in ambiente Apple e GeoConcept in ambiente Windows.
A differenza delle applicazioni GIS in ambito territoriale, le sperimentazioni concernenti progetti di archeologia intensiva, hanno stentato e ancora stentano ad affermarsi. Il motivo principale di questa scarsa diffusione risiede essenzialmente nella complessità dei dati raccolti durante uno scavo; la progressiva diminuzione di scala comporta infatti un altrettanto progressivo e significativo aumento delle difficoltà nella riproduzione digitale della realtà interessata dall’indagine.
mezzo per riproporre in forma digitale la complessità dello scavo archeologico; al suo interno, viene ricomposta integralmente la stratigrafia attraverso la descrizione di ogni singolo elemento individuato che, riprodotto in modo realistico ed oggettivo, assume così il ruolo di oggetto di indagine e strumento di elaborazione a vari livelli. La piattaforma consiste quindi in un insieme di strati definiti solo dal rapporto spaziale che intercorre fra loro e distinti in modo univoco attraverso l’assegnazione del numero di unità stratigrafica; quello che riguarda le caratteristiche rilevate dall’archeologo (sia dall’osservazione autoptica sul campo sia durante il processo interpretativo) vengono invece registrate negli archivi alfanumerici, con i quali la piattaforma è necessariamente relazionata.
Determinante e basilare in tal senso la pretesa di oggettività nella fase di traduzione digitale della documentazione; l’utilizzo del calcolatore non può ovviamente intervenire sulla soggettività del ricercatore in fase di raccolta del dato ma deve tutelare l’esatta conservazione di quanto egli ha rilevato e contemporaneamente fornire strumenti adatti alla verifica e alle elaborazioni più corrette delle informazioni acquisite. E’ necessario riprodurre in maniera fedele la realtà materiale del sito scavato, registrando in modo corretto le informazioni disponibili senza operare modifiche o tagli di alcun tipo ed escludendo qualsiasi elemento di soggettività. Bisogna inserire tutto e tutto deve essere realistico ed oggettivo per consentire a chiunque lo desideri di lavorare su un contesto stratigrafico in modo personale e lontano da precedenti condizionamenti interpretativi. Basi di questo tipo sono laboriose e spesso molto complesse: devono infatti essere necessariamente autoprodotte e comportano tempi di realizzazione molto lunghi (tutte le piante di scavo vengono digitalizzate a video in scala 1:1 o 1.2).
Una fase importante della nostra esperienza è stata finalizzata alla redazione di un sistema di codifica per definire un modello dati in grado di divenire lo standard applicabile a tutti gli scavi promossi all’interno dell’Area Medievale. L’obiettivo era infatti quello di costruire un archivio di tutte le informazioni raccolte nel corso dell’attività più che ventennale svolta dall’Insegnamento allo scopo di renderle consultabili in maniera integrata e multidirezionale, fino al livello di massimo dettaglio raccolto sul campo.
Gli oggetti inseriti, opportunamente caratterizzati dagli attributi necessari, possono essere quindi trattati a vari livelli per comporre carte tematiche e per produrre elaborati più complessi, applicando le varie tecniche di analisi.
L’organizzazione per tematismi corrisponde al primo e più semplice livello di fruizione del GIS; gli oggetti vengono richiamati a video o definiti attraverso cromatismi secondo una query impostata sui valori contenuti nei campi dell’archivio.
Un livello più alto di elaborazione prevede l’applicazione delle funzioni analitiche al contesto in esame per studiare la distribuzione dei reperti, produrre sistemi di lettura oggettiva delle evidenze di scavo e generare carte di predittività. Il ricorso a procedure automatizzate di lettura dello spazio scavato rappresenta un valore aggiunto ai sistemi di interpretazione tradizionale. Tali metodi non vengono considerati alternativi ma rappresentano un complemento importante nella redazione di modelli storico-archeologici e socio-economici del sito indagato. Anche il processo interpretativo delle evidenze di scavo viene supportato in maniera significativa dall’utilizzo dei sistemi di analisi spaziale e statistica; correttamente impostati, rappresentano infatti un metodo di valutazione oggettivo utile a tarare ed anche migliorare le interpretazioni soggettive del ricercatore.