Università degli Studi di Siena

L'indagine archeologica: il villaggio di età longobarda

Dalla fine del VI secolo, assistiamo ad un cambiamento radicale degli spazi insediati. Il complesso tardoantico di case di terra venne abbandonato e si sviluppò un villaggio di capanne dotate di recinti, steccati ed annessi che componevano piccole unità di circa 80 mq.

Le capanne erano scavate nel terreno per una profondità di circa mezzo metro, avevano forma circolare ed una estensione media di 50 mq; sono definite del tipo grubenhaus.

Ad oggi sono sei i nuclei individuati, distanti fra i 20 ed i 25 metri l’uno dall’altro, per un totale plausibile di circa trenta abitanti. Se l’estensione della superficie insediata si confermerà intorno ai due ettari (in pratica l’area sotto scavo), la sommità della collina potrebbe essere stata occupata da dodici nuclei circa, permettendo di ipotizzare una sessantina di abitanti.

Questa stima è da considerare molto livellata verso il basso e destinata ad accrescersi con l’apertura dello scavo sulle altre superfici.

L’economia del villaggio era incentrata prevalentemente sull’allevamento, mentre sembra che l’agricoltura rivestisse un ruolo marginale, soprattutto ad integrazione della dieta quotidiana. Doveva quindi essere stato un insediamento inserito al centro di zone incolte e boschive, come indicano i risultati dell’analisi archeozoologica nel rivelare una grande superiorità numerica delle capre e delle pecore su tutte le specie riconosciute ed un aumento progressivo dei suini sino all’VIII secolo; questi dati sono indizio di attività silvo-pastorali predominanti.

Il villaggio di capanne riconosciuto a Poggibonsi fu uno di quei centri che dettero inizio al processo di costituzione della nuova rete insediativa seguita al crollo dei paesaggi tardo romani. Sul loro sviluppo dovettero interagire l’instabilità della fase storica in corso e la necessità di governare meglio, tramite la forza collettiva, una terra deteriorata e riconquistata dalla natura.
Una massa di contadini-pastori liberi di prendere decisioni e di spostamento, per motivi di convenienza pratica, si raccolse in villaggi.
Tendenzialmente i contesti indagati nelle campagne toscane furono centri di coagulo dei popolamento per meglio organizzare il territorio agrario: un insediamento accentrato permette più facilmente di attuare forme di sfruttamento estensive, di alternare periodicamente le colture e di sfruttare al meglio attrezzi agricoli complessi.

Sinora in Toscana altri tre casi di scavo (Scarlino nel grossetano, Donoratico nel livornese e San Genesio nel pisano) chiariscono quali furono le modalità di formazione dei villaggi: vennero privilegiate soprattutto le aree di sommità e talvolta gli spazi pianeggianti, ripercorrendo dei siti che più o meno stabilmente erano stati oggetto di frequentazione in età tardoantica e, come sembra, abbandonati da poco tempo.