Non sembra casuale in questo contesto la differenza tra lammontare dei giuratari dei patti di alleanza con Siena del 1221 e quelli del 1226 (+ 137) e le attività dichiarate; il 1226 sottolinea non solo unevidente crescita demografica ma anche lo sviluppo di professionalità legate ad un contesto in trasformazione sia strutturale sia nelle esigenze della popolazione.
E così osservabile un deciso aumento dei capocantiere (i magister hanno una crescita del 716%), dei fabbri (166%) e dei ferratori che sembra sottolineare il momento di intensa attività edilizia riscontrabile in questi anni; un incremento delle attività legate alla produzione-distribuzione delle derrate alimentari nel quale si distinguono i mugnai (+350%), raddoppiano i tavernieri ed i pizzicaioli; una crescita di medici, notai e giudici.
Gli effetti di questa evoluzione sono riscontrabili archeologicamente. Le case duecentesche di Poggio Bonizio, accompagnate dalla formazione di una viabilità più tortuosa, presentano tutte lo stesso modulo: sviluppo in verticale, corte cinta da muri e cisterna per la raccolta di acqua piovana. La zona abitativa si trovava generalmente al piano superiore, talvolta realizzato con pareti in terra; spesso si accedeva al secondo piano attraverso una scala in muratura e un ballatoio ligneo, sostenuto da una colonna posta su un pilastro; il pianterreno poteva avere una generica destinazione domestica (magazzino o stalla).
Uno degli edifici scavati è detto «la casa di Scotto di Boncompagno». Al suo interno è stato ritrovato un sigillo plumbeo recante inciso il suo nome. Questo personaggio di rango, forse un notaio od un giudice, compare anche in due documenti, datati agli anni 1226 e 1252: viene nominato come confinante di una casa posta in aio della Senese di proprietà del defunto Guicciardi.
Sulla strada principale di Poggio Bonizio (la Francigena) si affacciavano una serie di botteghe artigiane legate alla lavorazione dei metalli. Una delle botteghe di fabbro, ricavata nella parte anteriore di una delle case a schiera di XII secolo, era anche il luogo di vendita dei manufatti direttamente sulla strada.
Molti dei manufatti venivano prodotti dalla fusione di oggetti in metallo riciclato come insegne da pellegrino, fibbie, o partendo da semilavorati come chiodi, coltelli, puntali di pugnale, ecc. Il rinvenimento di un gran numero di monete (oltre 45 esemplari) sui piani pavimentali, evidenzia un abbandono improvviso dell'edificio. Al tempo stesso la restituzione di monete ci permette di ricostruire il quadro di scambi nel quale era inserita limprenditoria poggiobonizzese e la circolazione su questo tratto della via Francigena: la Normandia, Verona, Pisa, Lucca, Siena, Arezzo, Viterbo, Gaeta, Roma, Brindisi, Messina.