Università degli Studi di Siena

L'indagine archeologica: la distruzione del castello

Dopo la conquista di Carlo d'Angiò del 1267 ebbe inizio la costruzione di un cassero (quasi sicuramente da porre nell'attuale area del cassero mediceo).

Firenze acquistò i diritti sul villaggio e vi pose un proprio presidio.

Un anno più tardi, spinta dalla calata di Corradino di Svevia, la popolazione scacciò gli occupanti e si pose sotto la sua protezione.




Assedio di Carlo d'Angiò a Poggio Bonizio
(Cronaca del Villani - Biblioteca Vaticana)

Il destino di Podium Bonizi è a questo punto inscindibilmente legato alla breve avventura dell'imperatore. A distanza di due mesi dalla sua morte (1270) il castello fu assediato ed espugnato da Guido di Monfort (vicario generale di Carlo d'Angiò); Firenze pagò una grossa somma in denaro per il diritto alla completa distruzione che non si limitò alle difese ed agli edifici principali, ma pare essere stata totale. La cronachistica di poco posteriore narra dell'abbattimento di abitazioni, chiese e dell'interramento delle fontane.

La popolazione fu fatta trasferire nel sottostante borgo di Marturi (l'odierno Poggibonsi) e venne promulgato solenne divieto di ricostruire il castello. La nuova comunità riuscì ancora per alcuni anni nel condurre una politica autonoma ed a fortificare con un'estesa cinta muraria il villaggio.

La distruzione e la destrutturazione dell'insediamento, voluti da Firenze nel 1270 (cioè dieci anni dopo l'ampliamento della cinta muraria) investì quindi la massima espansione degli spazi fortificati e ad una Podium Bonizi che occupava più o meno lo stesso spazio poi delimitato dalla cinta rinascimentale.