Le abitazioni furono distrutte da un incendio, come testimoniano strati di bruciato e tracce di combustione rinvenute anche sui livelli di vita.
I dati archeologici permettono la ricostruzione del tipo di capanne presenti nella tarda età del bronzo sul colle di Scarlino: sostenute da pali di dimensioni piuttosto modeste ed irregolari, avevano una base costituita da un muretto a secco, mentre le pareti e la copertura erano costruite con legni sottili impastati con terra argillosa e paglia.
L'abitato era probabilmente delimitato da un circuito di mura a secco, come dimostrano i depositi di pietrame di notevole pezzatura, posti sul lato est dell'altura.
Dopo alcuni secoli di abbandono la zona risulta di nuovo occupata in età etrusco-arcaica . Pur non essendo state rinvenute tracce di frequentazione abitativa, è stata evidenziata la presenza di un'attività produttiva collegata alla riduzione del minerale di ferro, l'ematite dell'Isola d'Elba, la cui durata è circoscritta al VII- VI secolo a.C.