Altre costruzioni di assetto e funzione imprecisabile erano localizzate più ad ovest, oltre il circuito dell'attuale Rocca trecentesca (area III).
Le murature, conservate solo in fondazione, erano caratterizzate dall'impiego di grandi pietre non lavorate miste a pezzame, accostate senza uso di legante.
Degli elevati manca qualsiasi traccia, sebbene lo strato argilloso giallastro che è stato individuato in corrispondenza di tali murature, possa essere interpretato come disfacimento di pareti in pisé , realizzate con un impasto di argilla omogenea, paglia tritata, ghiaia e ciottolame battuto entro casseforme.
La tipologia edilizia cui ci possiamo riferire per il complesso scarlinese è quella delle fortezze d'altura indagate all'isola d'Elba (Monte Castello di Procchio, Castiglione di S. Martino), ma segnalate, per il medesimo orizzonte cronologico, anche in altre realtà regionali (nel senese: Cetamura del Chianti, Cetamura della Berardenga, La Pietraia).
Evidenze assai più modeste, rappresentate da alcuni livelli pavimentali e materiale ceramico residuo nei contesti medievali, testimoniano una fase di occupazione del sito in età tardo- repubblicana e giulio- claudia. Successivamente vi è un ampio "vuoto" di attestazioni che copre interamente l'epoca tardoantica e, in parte, altomedievale.