La nascita del castello si inserisce pertanto nel fenomeno di "feudalizzazione" dei pubblici uffici. Nella documentazione successiva emerge il rilevante ruolo e peso economico degli Aldobrandeschi sul castello di Selvena.
Nel corso del XIII secolo fu indicato come dominio diretto della casata e nel 1247 venne inserito nel gruppo delle dodici "fortilictie", cioè i capisaldi della contea.
Nell'atto di divisione del patrimonio comitale emerge la rilevanza economica raggiunta dalle miniere di mercurio del comprensorio di Selvena che attirarono le mire espansionistiche dei principali soggetti politici operanti nell'area, fra cui il Comune di Orvieto.
Nel 1241 il castello subì l'assedio di Federico II mentre dalla seconda metà del XIII secolo fu Siena a esercitare un controllo. Nel 1339 il conte Iacopo di Bonifacio nel suo testamento assegnò al comune di Siena i diritti vantati su Selvena, che solo nel 1348 entrarono in suo possesso.
Durante il secondo trecento il castello subì un sostanziale abbandono per poi ritornare sotto l'influenza dei conti di Santa Fiora dagli inzi del XV secolo. Successivamente la fortezza venne abbandonata come residenza signorile a favore del palazzo costruito nell'area sottostante e adibita a dimore rurali come dimostra il catasto leopoldino dalla metà del XVIII secolo.