Lo scavo ha verificato la presenza di un tratto del circuito murario bassomedievale della città di Siena, in parte distrutto dagli interventi edilizi che, a partire dagli anni ’60 del XX secolo, hanno progressivamente asportato le stratigrafie esistenti. La documentazione fotografica acquisita prima dell’intervento di scavo, ha rivelato la presenza, nella zona un tempo occupata dall’ex garage Bardini e oggi cantiere edile, di un tratto di circuito murario che, conservatosi a sud-ovest, è stato invece in gran parte asportato nell’area interna al cantiere stesso.
Lo scavo, condotto con la finalità di documentare ciò che restava del muro di cinta distrutto, ha riportato alla luce la cresta del circuito murario. La presenza di un’apertura di limitate dimensioni, già confermata dalla documentazione fotografica e identificabile come una delle porte del circuito murario medievale, conferma l’ipotesi che si tratti della 'Porta dei Salvani' attestata proprio in corrispondenza del fosso di Provenzano.
La costruzione del muro è databile tra la seconda metà del XII e i primi decenni del XIII secolo, quando le fonti scritte attestano la costruzione del terzo circuito murario di Siena. Il tracciato percorso dal circuito murario in quest’area conferma il collegamento tra la Porta dei Frati Minori (o di San Francesco), posta a nord, e la porta detta ‘di Follonica’, posta a sud.
La conformazione geologica del terreno, argilloso e molto scosceso, fu probabilmente la causa del crollo della struttura muraria un secolo dopo la sua edificazione.
Nel corso del XIV secolo il circuito fu ricostruito impostandosi sui resti delle mura più antiche, come attestano anche diversi frammenti di maiolica arcaica trovati negli strati relativi al cantiere per la sua edificazione. Il nuovo circuito, costruito utilizzando una malta più solida e un tipo di muratura a sacco più resistente di quella appena crollata, fu edificato con un orientamento leggermente arretrato, per dare maggiore stabilità alla struttura.
In un periodo ancora successivo subì anch’esso un crollo; un lacerto del muro crollato era ancora visibile, al momento dello scavo, nella sezione sud del cantiere edile. Non è purtroppo possibile, in mancanza di indicatori cronologici precisi, datare questo secondo ‘collasso’ della struttura difensiva, ma è indicativo delle numerose difficoltà incontrate nella sua edificazione, il fatto che in questo punto la cinta non fu più ricostruita.
E’ probabile che la decisione di non riedificare questo tratto fu dovuta o alla progettazione già in corso del quarto circuito difensivo senese, destinato ad ingrandire notevolmente lo spazio urbano della città (comprendendo la chiesa di San Francesco verso nord-est e la valle di Follonica verso sud-est), oppure alla sua già avvenuta costruzione.
Lo scavo ha infine evidenziato la presenza di alcuni interventi relativi alla costruzione di una canalizzazione di età moderna, che andò ad intaccare pesantemente l’estremità sud della muratura trecentesca. Agli anni Sessanta risalgono invece alcuni degli interventi più importanti attuati nell’area, legati alla costruzione del garage Bardini. In questi anni, infatti, la depressione del terreno fu regolarizzata con grandi riporti di terra e fu costruito il sistema fognario che tagliò le fondamenta del muro di fortificazione.
Gli attuali interventi edilizi invece hanno in parte asportato, oltre alla porzione di cinta indagata (lunga circa 8 m), i riporti effettuati negli anni Sessanta, ancora visibili nella sezione sud-ovest dello scavo.
Parallelamente allo scavo, l’indagine si è allargata alle zone circostanti al fine di creare una “mappatura” delle emergenze archeologiche rilevabili. Nell’area sud del cantiere sono state individuate alcune grotte scavate nel tufo, in parte asportate dagli scassi operati per la costruzione del garage Bardini, in parte dai mezzi meccanici dell’attuale cantiere.
Si possono osservare ancora oggi tre aperture, di cui due collegate tra loro; gli spazi interni risultano riempiti da depositi di epoca recente.
Nell’area compresa tra le grotte e lo scavo, i lavori di abbassamento del piano di cantiere hanno portato alla luce un tratto di fognatura; la struttura, coperta da una volta a botte in laterizi, ha una base pavimentale costituita da ciottoli di grandi dimensioni ed un’altezza complessiva di circa 1 metro; non possiamo calcolare quanto sia lunga la canalizzazione, perché in gran parte è ancora coperta dalle stratigrafie moderne. E’ probabile che il sistema fognario, databile forse al XVIII secolo, avesse sfogo nel fosso situato 20-30 metri più a valle. La volta della fogna è stata, in più punti, tagliata da piccoli pozzi moderni, quando la fognatura fu riutilizzata per l’incanalamento delle acque bianche.