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Lo scavo

Analisi degli elevati

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Scavi urbani a Siena > Scavo di via Baroncelli (2002) - Analisi degli elevati

Il limite sud-ovest del cantiere è dato da ciò che resta del circuito murario fatto erigere dal Comune di Siena tra la fine del XII secolo ed i primi decenni del XIII secolo.


L’analisi degli elevati, condotta in contemporanea alle indagini stratigrafiche, ha preso le mosse dall’osservazione delle caratteristiche morfologiche generali delle murature, delle malte di allettamento e degli strati di intonaco rimasti.


La muratura, conservatasi in questo tratto per una lunghezza complessiva di circa 90 m (dei quali 25 m circa interni al cantiere), si presenta costruita interamente in mattoni. E’ dotata di un sacco interno di notevole spessore (1,2-1,3 m), costituito da pillori di fiume e ciottoli di medie e medio-grandi dimensioni, in calcare, misti a laterizi interi o spezzati.


La malta di allettamento, fortemente dilavata, si contraddistingue per il colore d’insieme da bianco a giallo chiaro, per la coesione abbastanza tenace e l’aderenza scarsa. E’ composta da calce e da un inerte di aspetto dimensionale molto fine con aggregati quasi assenti.


L’analisi diretta del monumento e dei suoi materiali ha permesso l’individuazione delle principali fasi costruttive.


In parte crollata, la muratura presenta la parte superiore sopraelevata in epoca relativamente recente (fase IV, XX secolo). Questi rifacimenti si sono impostati sulla cresta del muro di cinta originario (oggi non sempre visibile perché in parte coperta da depositi di materiale di riporto), ricostruendone parzialmente solo il prospetto esterno. Internamente al cantiere infatti il circuito murario presenta uno spessore ridotto (27-29 cm) mentre, nell’ultimo tratto visibile, il limite superiore della muratura è stata regolarizzato costruendo ex novo un angolata. Le murature, in gran parte coperte dalla vegetazione che ne impedisce in più punti la lettura, sono caratterizzate dalla presenza di mattoni di colore marrone-rosso, legati da cemento di colore grigio scuro.


Gli interventi sono riconducibili con relativa sicurezza al periodo della costruzione dell’ex garage Bardini (inizio anni ’Sessanta del XX secolo).


Ad un intervento di restauro di poco anteriore (genericamente riconducibile tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo) è probabilmente riferibile invece la parte centrale della muratura analizzata; quest’ultima presenta il paramento esterno formato da mattoni disposti su filari non sempre perfettamente orizzontali e paralleli e, nella parte orientale, da pietre non lavorate miste a laterizi interi o spezzati. La muratura si presenta leggermente arretrata (circa 8-11 cm) rispetto al paramento murario circostante. Coperta in origine da un rivestimento ad intonaco, di cui oggi resta visibile lo strato di scialbo sottostante, è formata da laterizi posti per fascia e per testa. Le radici di una pianta rampicante, inserendosi progressivamente nei giunti della muratura, ne hanno alterato in parte la stabilità e, ingrossando, hanno prodotto le fratture attualmente visibili.


La parte inferiore del circuito murario presenta rifacimenti e rimaneggiamenti di diversa origine ed epoca (fase III). Probabilmente in seguito a problemi di natura strutturale e allo scopo di rinforzarne la base, tutta la parte sud-ovest del muro di cinta (esterna all’area del cantiere edile) fu dotata, tra XVI e prima metà del XVII secolo, di un basamento a scarpa aggettante. Il muro a scarpa ha una lunghezza di 10,2 metri ed un’altezza, nel punto massimo, di circa 3,5 metri. La muratura fu inserita all’interno del circuito murario di fine XII – primi decenni XIII secolo tramite un apposito taglio che, asportandone parte del paramento e del sacco, consentiva di ammorsarvi le strutture di rinforzo.


Similmente, procedendo verso est, la parte inferiore del muro di cinta fu restaurata con un paramento in laterizi che, legandosi alla parte inferiore della muratura a scarpa e con essa in fase, veniva a restaurare una zona probabilmente lesionata.


La muratura presenta un paramento in laterizi particolarmente accurato, caratterizzato da una tessitura muraria regolare con laterizi disposti su filari orizzontali e paralleli alternativamente per fascia e per testa.


Il tipo di esposizione cui è soggetta la parete e gli agenti atmosferici hanno favorito, in questa zona, oltre a rari fenomeni di efflorescenza, la crescita di licheni che in parte alterano l’aspetto originario della muratura, causandone lentamente ma progressivamente il degrado.


La zona centrale, probabilmente la più esposta a problemi di tipo statico, subì interventi già in un periodo anteriore (fase II). In seguito al manifestarsi di un ‘fuori piombo’ nella muratura, in questa fase parte del paramento esterno del circuito murario fu restaurato con rimpelli in laterizi; questi interventi, difficilmente databili, sono genericamente collocabili, in base ai rapporti stratigrafici, tra XIV e XV secolo.


La muratura riconducibile alla fase originaria della cinta di epoca medievale (fase I) è visibile in parte solo nella zona più occidentale del circuito murario indagato, circa 50-60 metri a sud-ovest del limite del cantiere di scavo. La parte superiore (fase IV), completamente ricostruita in epoca recente, copre il circuito murario originario (fase I).


Il muro, costruito tra fine XII - primi decenni XIII secolo, è formato da laterizi di colore rosso-arancio disposti su filari perfettamente orizzontali e paralleli, a formare un paramento murario interno ed esterno che chiude un sacco formato da ciottoli, pietre spaccate e laterizi disposti in modo incoerente e legati da malta di colore giallo chiaro, consistenza abbastanza tenace e aderenza scarsa (probabilmente a causa degli avanzati fenomeni di dilavamento del legante).


La presenza nella muratura di periodici laterizi di colore scuro è indizio dell’impiego di mattoni che hanno subito un eccessivo calore in fase di cottura in fornace. Numerose buche pontaie, allineate tra loro e poste a distanze regolari (circa 1,6-1,8 m l’una dall’altra), testimoniano l’utilizzo, durante l’edificazione del circuito, di ponteggi e impalcature lignee a partire da 2 m circa d’altezza dal suolo.