Università degli Studi di Siena

Scavi urbani a Siena > Chiesa di San Cristoforo: conclusioni

Costruita probabilmente nel corso del XII secolo, la chiesa di San Cristoforo doveva avere in origine, nell’area circostante l’abside, una quota pavimentale di circa 80 cm più bassa rispetto alla quota moderna.

Questo piano risaliva poi ai lati dell’abside fino ai due ingressi visibili nelle murature ai lati del catino absidale.


A est dell’abside venne costruito, dopo la metà del XIII secolo, un edificio conservatosi solo in fondazione e caratterizzato dal paramento in corsi alternati di pietra e mattoni.

E’ probabile che in questo periodo il piano di calpestio intorno all’abside non fosse stato ancora modificato.


Tra fine XIII e XIV secolo l’intera area fu livellata e, lungo il fianco est del chiostro attuale, venne costruito un nuovo edificio in mattoni fondato sul paramento più antico in mattoni e pietra.

La facciata della nuova costruzione presenta oggi al piano terra un portico delimitato da una balaustra che sorregge una serie di pilastri con arcate, che riutilizzano elementi architettonici più antichi.


Dopo il XIV secolo, vennero costruiti i due edifici che delimitarono lungo il lato meridionale e settentrionale il chiostro.

L’edificio a sud fu costruito per raccordare l’edificio trecentesco, posto a est, alla chiesa, creando così continuità tra l’ingresso al chiostro e il porticato.


Tra XV e XVI secolo fu alzato ulteriormente il piano di calpestio dell’area e venne realizzata nell’angolo sud-est la cisterna per la raccolta delle acque piovane.

La véra del pozzo era probabilmente collocata su di una base in muratura (forse esagonale) di cui sono stati rinvenuti i resti delle fondazioni.


Nel XVIII secolo tutto il chiostro fu interessato dalla costruzione di ossari, collocati sia ai lati dell’abside, sia sotto ai portici del chiostro stesso.


Nel XIX secolo vennero costruite, addossate all’abside, due abitazioni e la parte del chiostro rimasta libera, fu adibita a vigna e ad orto.

Questi interventi hanno portato alla distruzione della stratificazione archeologica precedente al XIX secolo, lasciando sul sito, dopo le demolizioni degli anni Venti, il grande deposito di macerie rimosso al momento dell’intervento di ripristino dell’area.