La distribuzione dei due ordini di tiri è uniforme e simmetrica nei due livelli su tutti i lati del Fortino e poteva alloggiare pezzi di artiglieria leggera (come archibugi) nelle bocche da fuoco quadrangolari visibili nei lati maggiori e pezzi d’artiglieria più grossi (cannoni) nelle feritoie, più grandi, visibili nei lati corti.
La potenza d'attacco raggiungeva dunque un totale di venti bocche di fuoco, per la difesa frontale, nelle facce anteriori, e otto cannoniere, per la difesa radente del circuito murario, nei lati più corti; è per altro possibile che l’irregolare strombatura di alcune bocche di fuoco (come ad esempio quella rinvenuta nel Saggio 2, e rivolta verso sud-est) dipendesse dall’esigenza di controllare determinati settori strategici.
Del piano superiore non sappiamo nulla: i ruderi della struttura si conservano in alzato fin all’imposta della copertura del corridoio interno al secondo livello: è possibile che, come negli altri esempi di bastioni peruzziani, vi fosse stata ricavata una piattaforma per le artiglierie pesanti.
Rispetto agli altri bastioni analizzati, il Fortino presenta una forte atipicità non solo rispetto ai canoni peruzziani ma anche, più in generale, rispetto ai canoni dell’architettura militare affermatasi tra Quattrocento e Cinquecento: ‘apparati difensivi a sporgere’ di inizio Cinquecento non sono paragonabili al Fortino di Porta Camollia, che si presenta in parte come un ‘unicum’.
L’essenzialità del linguaggio architettonico di questa struttura, che pure non interferisce sulla qualità tecnica delle murature, è stata confermata anche dallo studio condotto sugli altri bastioni peruzziani conservatisi, di Porta Laterina e di Porta Pispini, che mostrano profonde differenze, sia sul piano planimetrico (in entrambi i casi si tratta di bastioni inseriti nel circuito murario) che sul piano delle decorazioni.