La prima stanza si trovava nei pressi dell’attuale soglia d’ingresso alla corsia ed era delimitata dai perimetrali attualmente visibili e da un tramezzo che attraversava la stanza per tutta la sua larghezza. L’ipotesi più accreditata, pur non essendo suffragata da evidenze archeologiche, è quella di un suo uso a cucina, se seguiamo fedelmente quanto riportato dal reverendo Titio. La cucina, detta “degli infermi”, si doveva, infatti, trovare in questo punto: “non lungi [dalla spezieria] vi è la cucina dell’infermi, bene composta, ove dimorano i cuochi secondo l’ordine del medico”.
Immediatamente ad ovest erano poste due stanze adiacenti, di diversa metratura, dotate di pavimentazione in laterizio, che suddividevano l’attuale ambiente in due vani. Seguendo nuovamente la descrizione del Titio, ci troveremmo nei pressi del guardaroba dove si tenevano materassi e pelli.
L’ultimo vano, la stanza più ampia, posta ad ovest dirimpetto al fosso di Sant’Ansano, conserva il maggior numero di informazioni archeologiche, restituite dai livelli del cantiere quattrocentesco. I resti della distruzione di questo vano, avvenuta in seguito alla ristrutturazione del complesso ospedaliero nel corso del XV secolo, sono stati riutilizzati come preparazione per la messa in posa della nuova pavimentazione.
Pur trattandosi di un accumulo successivo all’utilizzo della stanza, questo strato di macerie conserva molti materiali che forniscono numerose informazioni sul periodo antecedente. Il vano doveva essere utilizzato a magazzino per lo stoccaggio di derrate alimentari, come hanno evidenziato i numerosissimi resti archeobotanici (noci, nocciole, castagne, ciliegie, pesche, semi di zucca e vinaccioli, ecc.) recuperati nel corso dell’intervento archeologico. La stanza doveva forse essere utilizzata anche come archivio, dove si custodivano documenti contabili, forse gli stessi fogli rinvenuti.
Le pareti erano intonacate e decorate con diverse tonalità, come evidenziano i numerosissimi frammenti connotati da colorazioni diverse (bianco, rosso, blu) ritrovati nella preparazione pavimentale; il rivestimento era fissato alle murature attraverso una griglia di canniccio intrecciato obliquamente.
Le trasformazioni di fine XIV secolo rappresentano anche la riformulazione architettonica di un precedente assetto dell’Ospedale. I cambiamenti più imponenti, che precedettero la ripartizione della corsia in ambienti, interessarono le murature che delimitavano la corsia ed il piano pavimentale.
A quest’epoca risale infatti la tamponatura di tre grandi aperture situate nel muro perimetrale ovest della corsia, quello che la suddivide l’adiacente stanza di Sant’Ansano, e fu costruito un nuovo sistema di pavimentazione, poggiante su tre grandi volte a botte, in sostituzione probabilmente di un precedente sistema di solai e piani pavimentali in legno, come indicano i dati emersi dalle indagini condotte nell’adiacente corsia Sant’Ansano.
I riempimenti rinvenuti nei rinfianchi dell’estradosso delle volte hanno restituito oggetti utilizzati durante i lavori edili, tra i quali una ciotola in legno e frammenti di una calzatura in cuoio, brandelli di decorazioni architettoniche e di murature, tra i quali resti di archeggiature e due pietre incise.
La prima conserva lo stemma dello Spedale mentre la seconda è decorata con motivo vegetale. I resti architettonici indicano la presenza di strutture o edifici ubicati nei pressi del monumento, se non all’interno, ma dei quali non è possibile, allo stato attuale delle ricerche, conoscere la posizione né, tantomeno, la funzionalità.