Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana
...ad Ecclesiam Sancti Genesii
Indagini archeobotaniche
testo di Mauro Paolo Buonincontri
Per lo scavo del sito di San Genesio è stato previsto un protocollo di campionamento per allindagine archeobotanica con lo scopo di allargare il quadro della ricostruzione archeologica su aspetti dellambiente naturale e su aspetti dellantropizzazione. Al momento i dati disponibili sono relativi alle US 10012, 10013 e 10014, ultimi tre riempimenti del pozzo (area 10000, Fig. 1) scavato nella campagna del 2003; sono, nellordine, i livelli attribuibili allimmediato occultamento dellimpianto, allultima fase duso e allo strato di drenaggio. E stato oggetto di studio il materiale xilologico (legni) e carpologico (semi, frutti e annessi fiorali); sono state escluse dalla ricerca, per ora, le analisi antracologiche (carboni). Tali analisi preliminari sono state condotte presso il Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como, sotto la direzione scientifica del Dott. Mauro Rottoli, e successivamente da parte di chi scrive come oggetto della Tesi di Laurea Triennale in Conservazione dei Beni Culturali presso lUniversità Ca Foscari di Venezia. I reperti xilologici, pur nella loro parzialità, forniscono interessanti informazioni sul paesaggio vegetale dellarea in cui il borgo era inserito; in particolare, lo studio dei manufatti rinvenuti offre indicazioni sulle fonti di approvvigionamento e sulla scelta del legno utilizzato per alcune attività artigianali. Dal materiale esaminato spicca per presenza, soprattutto tra i manufatti, Quercus SEZ. CERRIS, quasi con certezza il cerro vero e proprio, Quercus cerris, dato che Quercus troiana e Quercus macrolepis, le altre due specie della SEZ. CERRIS, non sono mai state presenti in Toscana. Contenitori per liquidi, assi (Fig. 2), assicelli, forse perfino le travi di fondazione del pozzo, sono fatti con il legno di questa specie. Sono ritrovamenti inusuali. La tradizione artigianale mediamente preferisce, in particolare per gli oggetti a continuo contatto con lacqua, luso del legno di farnia (Q. robur, qui molto poco rappresentato) il cui durame è molto più resistente allumidità, allattacco dei funghi, degli insetti e allalterazione naturale. Molti dati archeologici confermano questuso che è in pratica esclusivo, così come è esclusivo del cerro lutilizzo come carbonella e legna da ardere. Lutilizzo quasi esclusivo di cerro, sebbene sia documentata in situ la presenza di Quercus SEZ. ROBUR, è probabilmente dovuta allabbondanza in loco, oltre al fatto che, nonostante la tradizione contraria, lutilizzo del cerro non costituisce un impedimento così sostanziale. Tale ipotesi è presto confermata. Ancora oggi la fascia collinare e submontana del basso Valdarno, prima che si giunga alla zona di presenza del clima della fascia costiera pisana, è dominata dalla foresta caducifoglie e il cerro, quercia di tipo caducifoglie (o meglio a foglie semipersistenti perché le foglie secche tendono a rimanere a lungo sullalbero), è il suo albero più diffuso. In Toscana la cerreta scende ai piedi dellAppennino settentrionale fino ai 100 metri, in cedui misti, comprendendo le specie tipiche di questa fascia vegetazionale di transizione fra orizzonte mediterraneo e submediterraneo: la roverella, il carpino, la carpinella, il faggio, il castagno, il nocciolo, lacero campestre. Il quadro delineato dai reperti di San Genesio corrisponde in pieno a questa situazione. Al cerro sono affiancate la farnia, o la roverella o il rovere (le uniche tre specie di Quercus SEZ. ROBUR della Toscana); il corniolo è presente nei boschi di latifoglie (querceti e castagneti) submediterranei; lacero spontaneamente, infine, predilige i boschi di latifoglie nella fascia tra i 0 e i 1000 m sul livello del mare. Per la costruzione degli oggetti la fonte di approvvigionamento del legno usato è quindi essenzialmente locale: il cerro per gli strumenti legati alla vita e alluso del pozzo; lacero, legno tenace, facile da lavorare con buoni risultati anche estetici, per un manufatto decorato e curato nella sua realizzazione. La presenza di un ramo potato giovane di genere Cornus (Fig. 3), specie apprezzata in antichità per i suoi frutti, dalla cui fermentazione si ricavava una bevanda alcolica, fa supporre che il corniolo fosse pianta selvatica (o addirittura coltivata), spesso utilizzata per scopi diversi; il legno, apprezzato per la sua durezza, è di solito usato per fabbricare bastoni e manici. Ovviamente in questo contesto ambientale si può immaginare che dovessero essere ampiamente diffuse le colture, con una significativa distribuzione di vigneti e con più piccoli gruppi di alberi da frutto (noci, pesci, susini etc.), in prossimità degli edifici. I materiali carpologici rinvenuti nel pozzo, rispetto ad altri contesti analoghi, non sono particolarmente abbondanti. I motivi sono probabilmente da ricercare, come per i materiali lignei, nel tipo di deposito, nella sua posizione e nella sua storia: un pozzo è, sotto questo punto di vista, una trappola selettiva, che ingloba materiali connessi agli eventi avvenuti nelle sue vicinanze. Il limitato rinvenimento di semi di frutta restituisce quella che doveva essere la situazione immediatamente prossima al pozzo. I frutti consumati dagli abitanti del borgo provenivano probabilmente in gran parte da piante coltivate: noce, presente anche tra i reperti lignei; susino, nelle due varietà P. domestica subsp. domestica (Fig. 4) e P. domestica subsp. insititia (Fig. 5); pesco, i cui endocarpi ritrovati sembrano appartenere allo stesso individuo, in quanto morfologicamente molto simili; vite, con una coltura impostata su almeno due vitigni, e quasi sicuramente utilizzata anche per la vinificazione (Fig. 6). Infine, si può aggiungere il corniolo sanguinello o il corniolo maschio, il cui ramo potato fa supporre il controllo per la produzione di frutti, su una specie comunque spontanea della zona.
Sezione del pozzo
P. domestica subsp. domestica
Frammento di asse (Quercus sez. CERRIS)
P. domestica subsp. insititia
Ramo con tracce di potatura (Cornus sp.)
Vitis vinifera