...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 

Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana

 

Archeozoologia
testo di Silvia Buonincontri

Tibiatarso di gallo domestico

I reperti finora analizzati provengono dalle campagne di scavo svolte dal 2001 al 2004 e dagli strati compresi in un arco temporale che va dall’XI secolo alla seconda metà del XIII secolo. Lo studio è da considerarsi ancora in una fase preliminare. Il prossimo anno procederemo ad un esame più approfondito dei campioni faunistici provenienti da tutte le campagne dello scavo, così da poter ottenere un quadro il più completo possibile dell’economia, dell’allevamento e dell’alimentazione nei secoli di vita dell’insediamento. Nella presente analisi non verranno presi in considerazione i resti ossei provenienti da stratigrafie databili dal XIV fino al XX secolo, in quanto in tale periodo il sito era già stato distrutto e abbandonato. La schedatura conta, al momento, 408 frammenti. Al periodo compreso fra l’XI e la prima metà del XIII secolo sono attribuiti 324 frammenti e alla seconda metà del XIII secolo appartengono 84 frammenti (tabella, foto 1).

XI e prima metà del XIII secolo.

Il materiale esaminato, per un totale 324 frammenti, di cui sono stati identificati a livello tassonomico 204 frammenti (63%) e non identificati 120 (37%), risulta per la maggior parte appartenente a specie domestiche. Si tratta quasi unicamente di rifiuti alimentari, vista la presenza di tracce di macellazione in 10 frammenti di cui 3 determinati rispettivamente come ovicaprino, suino e bovino mentre i restanti 7 non sono stati identificati. Accanto a queste specie strettamente collegate all’alimentazione ed alle attività allevatizie compaiono, inoltre, resti di animale domestico come il gatto, attestato da 1 frammento di mandibola. La presenza del cane, invece, è sostenuta semplicemente da segni di masticazione individuati su alcune ossa appartenenti ad arti inferiori e superiori di ovicaprino.

I SUINI

I suini rappresentano il 30,4% (tabella, Foto 1) del totale dei frammenti conosciuti ed è la specie più frequente in questo periodo. La loro età di abbattimento si aggira per la maggior parte dei campioni fra il primo e il terzo anno di vita, periodo per la miglior resa di carne del maiale; ne fanno eccezione 3 frammenti la cui età di decesso è calcolata al quarto anno di vita e 7 frammenti la cui età di abbattimento non va oltre il 1 anno di vita.

GLI OVICAPRINI

Gli ovicaprini sono rappresentati al 21,9% (tabella, Foto 1) del totale dei reperti riconosciuti e la loro età di morte si aggira fra i 12 e i 36 mesi, fatta eccezione per due individui la cui età di abbattimento risulta antecedente al primo anno di vita.

I BOVINI

I bovini sono attestati al 15,2% (tabella, Foto 1) e non vengono soppressi prima del secondo anno di vita e in due casi non oltre il quarto. La macellazione e l’abbattimento avveniva, quindi, già in età adulta.

GLI EQUINI

Gli equini costituiscono una parte poco considerevole del campione, il 4,41% (tabella, Foto 1), di cui il 2,45% è stato riconosciuto come appartenente alla specie cavallo. E’ importante sottolineare che un frammento attribuito ad un femore di cavallo presenta tracce di macellazione; questo fa ipotizzare un consumo alimentare anche di questo animale. Di particolare interesse risulta la presenza di un radio che non mostra saldatura dell’epifisi prossimale: l’età di decesso è calcolata intorno al quindicesimo mese di vita. L’individuo risulta essere abbattuto in un’età abbastanza giovane tale da far supporre che si tratti di un soggetto ammalato o ferito, almeno che non esistesse anche un mercato di questa carne.

L’ITTIOFAUNA

L’ittiofauna è presente nel campione all’1,3% (tabella, Foto 1). E’ stata riconosciuta un’unica specie, la tinca (foto 2), animale che vive nelle acque stagnanti dei fiumi. Questo resto testimonia una probabile attività di pesca che si svolgeva nelle zone limitrofe all’insediamento dove scorrono il fiume Elsa e l’Arno. E’ comunque difficile al momento stabilire quale peso avesse quest’attività nell’economia dell’insediamento.

L’AVIFAUNA

L’Avifauna costituisce il 3% (tabella, Foto 1) del campione. Di tale classe è stato identificato in maniera certa solo la specie del Gallo domestico; tale limite impedisce di cogliere se all’interno del sito fossero allevate altre varietà di volati domestici, né tantomeno se fosse praticata l’attività della caccia.

LE TESTUGGINI

Sono stati ritrovati resti di Tartaruga (foto 3) pari al 3,07% (tabella, Foto 1) del totale dei frammenti di ossa animali, appartenenti sia al piastrone, la parte ventrale della corazza, che al carapace, la parte dorsale. Non è stato possibile ricondurre tali frammenti ad una delle due specie più diffuse in Italia e nella macchia mediterranea in epoca storica, ovvero la Testudo graeca e la Testudo hermanni. I resti di questo animale si trovano in molti siti medievali e sono collegati ad un consumo abbastanza comune di questi rettili durante il medioevo.

CONCLUSIONI PRELIMINARI

I dati sino ad ora ottenuti ci permettono di supporre che, per questo intervallo cronologico e sulla scorta del numero di resti determinati la specie che riveste un ruolo importante nell’alimentazione all’interno dell’insediamento è in prevalenza quella suina. La giovane età di decesso di alcuni capi suini potrebbe far supporre un tale surplus nell’insediamento da poter permettere l’abbattimento di individui che non hanno ancora raggiunto l’età della miglior resa di carne. Anche la presenza di ovicaprini abbastanza giovani sembra far supporre un allevamento di questo animale finalizzato sia al consumo di carne, testimoniato da individui abbattuti nel primo e secondo anno di vita, sia all’utilizzo dei prodotti secondari, come latte o lana, confermato dalla presenza di individui abbattuti fra il terzo e il quarto anno di vita. Bovini ed equini erano, invece, utilizzati molto probabilmente come forza lavoro, considerando che i resti riconosciuti appartengono ad individui abbattuti in età avanzata. Il ruolo della pesca sembrerebbe trascurabile, ma bisogna in ogni caso considerare la fragilità e le dimensioni dei resti che hanno minore probabilità di conservazione nelle stratigrafie. Inoltre sono difficilmente individuabili nel corso dello scavo rispetto a buona parte delle ossa di mammiferi e uccelli, in genere più grandi e robuste.

Seconda metà del XIII secolo

I resti osteologici riconosciuti in questo periodo sono rappresentati da 50 frammenti identificati (59,5%) e 34 non identificabili (40,5%), per un totale di 84 frammenti. Il numero è molto esiguo probabilmente perché l’insediamento viene distrutto e abbandonato alla metà del XIII secolo e continua ad essere frequentato sporadicamente fino alla fine del secolo. Anche per questo intervallo cronologico continuano ad essere presenti seppur in numero molto ridotto le tre specie principali di animali domestici, gli ovicaprini, i suini e i bovini, affiancate dagli equini, dall’avifauna e dai presunti “animali da compagnia” come il gatto domestico, testimoniato dalla presenza di una mandibola, e il cane, come per il periodo precedente, confermato dalle sole tracce di masticazione.

GLI OVICAPRINI

Gli ovicaprini sono la specie più frequente in questo periodo in quanto rappresentano il 36% (tabella, Foto 1) del campione. La loro età di abbattimento è compresa fra il primo e il terzo anno di vita a parte per 3 frammenti probabilmente appartenenti allo stesso individuo la cui macellazione è avvenuta fra il sesto e l’ottavo mese. Di particolare interesse è il ritrovamento di un cavicchio all’interno del pozzo (US 10012) che presenta alla base tracce di macellazione per il distacco delle corna dal cranio.

I SUINI

I suini sono presenti al 24% (tabella, Foto 1) dell’insieme del campione. La maggior parte è stata abbattuta fra il primo e il secondo anno di vita, a parte tre eccezioni la cui età di morte è inferiore ad un anno. Nessun frammento analizzato presenta tracce di macellazione.

I BOVINI

I bovini rappresentano il 6% (tabella, Foto 1) dei resti riconosciuti. I frammenti ritrovati non hanno permesso di calcolare nessuna età di abbattimento e solo un reperto mostra tracce di masticazione, molto probabilmente causate da morsi di cane.

GLI EQUINI

Gli equini sono attestati al 12% (tabella, Foto 1), di cui solo il 2% percento, corrispondente ad un frammento, è stato individuato come appartenente alla specie Cavallo. E’ stato possibile calcolare l’età di decesso solo per due resti, molto probabilmente appartenenti allo stesso individuo, accertata non prima dei 120 mesi (10 anni), si tratta, quindi, di un individuo abbattuto solo quando ritenuto vecchio e perciò non più utile per lo sfruttamento nelle attività agricole.

L’AVIFAUNA

L’unico reperto ritrovato appartiene al Gallo domestico (foto 4). Si tratta di un tibiatarso destro, che si presenta in tutta la sua interezza e nella cui estremità distale si conservano evidenti tracce di macellazione.

CONCLUSIONI PRELIMINARI

La differenza sostanziale rispetto al periodo precedente risulta essere la maggiore frequenza dei resti osteologici dei capriovini, forse riconducibile ad cambiamento nelle strategie di allevamento. Se, infatti, per il periodo VI era maggiore il numero di resti di suini, per la seconda metà del XIII secolo sono minori rispetto agli ovicaprini. In questo secolo si assiste forse ad un cambiamento nelle strategie allevatizie passando da uno sfruttamento intensivo dei maiali ad uno imperniato maggiormente nell’uso di capriovini. Gli equini continuano ad essere impiegati come forza lavoro fino ad un’età molto avanzata, mentre i bovini sembrano assumere un ruolo quasi insignificante all’interno del sito, in tutto il campione solo 3 frammenti, infatti, sono stati identificati come appartenenti a questa specie. Il Gallo domestico infine appare come l’unico volatile da cortile, pur tenendo presente la fragilità e la grandezza minima delle ossa appartenenti a uccelli e pesci, forse non conservatisi nelle stratigrafie.

Frammenti di corazza di Testuggine

Opercolare di tinca

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Tabella quantificazioni