Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana
...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 


 

Reperti ceramici
testo di Federico Cantini

Per approfondire e discutere con noi
Lo scavo di San Genesio si sta rivelando interessante anche per lo la conoscenza delle produzioni ceramiche in uso in quest’area del medio Valdarno tra età romana e Medioevo.
Essendo ancora in corso lo studio completo dei contesti ceramici emersi nel corso delle sei campagne di scavo (2001-2006) fino ad oggi condotte, sarà qui di seguito presentata una breve sintesi dei dati emersi sulla circolazione e la produzione di anfore e vasellame da mensa e dispensa in questo sito archeologico, sintesi che sarà aggiornata non appena sarà terminata l’analisi di tutti i reperti rinvenuti.
Purtroppo per l’età repubblicana possiamo dire poco, visto che le stratigrafie databili a questo periodo sono al momento ben poche.
È invece possibile tracciare un quadro più completo della circolazione di merci e contenitori a partire dal primo impero, quando gli abitanti di questo sito iniziano ad acquistare sul mercato pisano vasellame da tavola in sigillata tardo italica, spesso caratterizzata dalla presenza del bollo impresso sul fondo.
A partire dal III secolo i manufatti di produzione regionale iniziano ad essere sostituiti da quelli prodotti nelle officine tunisine (sigillate africane), ancora presenti nel corso del VI secolo. Dall’Africa arrivano anche anfore per il trasporto dell’olio e della conserva di pesce, fino ai più tardi spatheia. Le anfore africane affiancano e pian piano sostituiscono, nel corso dell’età imperiale, quelle galliche e spagnole, oltre che i contenitori vinari di produzione regionale, le cosiddette anfore di Empoli.
Con la tarda antichità il quadro delle stoviglie da mensa si arricchisce poi di prodotti di origine regionale, ingobbiati di rosso e con colature rosse, mentre in cucina si utilizzano stoviglie di produzione locale, oltre ad alcune casseruole e tegami importati dall’area tunisina. Proprio a partire dal V secolo abbiamo attestati anche alcuni esemplari di scodelle (sigillata focese) e anfore di area orientale, che, insieme a qualche esemplare di produzione narbonese (sigillata arancione-grigia), timidamente arricchiscono il quadro delle importazioni dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Con il pieno altomedioevo il sito da consumatore diventa anche produttore: nel corso del 2006 sono stati infatti trovati i resti di una fornace (ancora in gran parte da scavare), con associate le aree di scarico degli scarti di produzione e le fosse per la decantazione dell’argilla. Questa struttura produttiva, databile al momento tra VIII e inizio XI secolo (sono comunque in programma una serie di analisi al C14 dei carboni presenti nella struttura produttiva), era utilizzata per la cottura di brocche e boccali foggiati con argille depurate, decorati con gocciolature di ingobbio rosso, classe ceramica questa ampiamente attestata nel medio e basso Valdarno, oltre che in area lucchese.
Il rinvenimento di questa fornace, l’unica attestata in Toscana per questo tipo di produzione, è particolarmente importante per la conoscenza delle ceramiche di età altomedievale e dei secoli centrali del Medioevo: proprio per la rilevanza del ritrovamento, gli scarti di produzione saranno sottoposti ad analisi archeometriche per caratterizzarne l’impasto e rendere possibile l’identificazione di questa produzione anche all’interno di altri siti.
Nel corso dell’altomedioevo arriva a San Genesio anche qualche frammento di pietra ollare e vetrina pesante, mentre a partire dalla fine del X-inizio XI secolo iniziano ad essere importati anche alcuni bacini a boli gialli dall’area tunisina, destinati a decorare la nuova facciata della pieve. Altri frammenti di ceramiche dipinte sotto vetrina e su smalto, di importazione, sono ora in corso di studio.
Con la fine dell’XI secolo il vasellame di produzione locale decorato con gocciolature di ingobbio rosso inizia a scomparire dai corredi per la mensa e la dispensa, sostituito da manufatti acromi: diventano comuni le grandi brocche con ansa decorata a fasci di onde incise, i boccali, anche di piccole dimensioni, e i catini, mentre in cucina dominano olle di grandi e piccole dimensioni, testi e tegami. Iniziano poi ad essere attestate anche lucerne su alto piede, simili ai tipi ampiamente diffusi in area fiorentina, da dove forse provengono anche i frammenti di paioli in acroma grossolana trovati nel nostro scavo in contesti di prima metà XIII secolo.
Con la metà del ‘200 il borgo di San Genesio viene infine distrutto: dagli strati riferibili all’abbandono del sito e alla spoliazione delle strutture ecclesiastiche sono comunque emersi frammenti di maiolica arcaica che documentano un flusso di questo tipo di vasellame dall’area pisana, oltre che da quella mediovaldarnese.
Sono questi gli ultimi indicatori di una frequentazione dell’area che ben presto cambierà destinazione ed inizierà ad essere utilizzata quasi esclusivamente per fini agricoli.

Olla in acroma grezza
Ceramica a boli gialli
Testo in acroma grezza

Brocche a colature rosse
Scarto di fornace
Ansa decorata con fasci di onde

Ansa decorata con fasci di onde
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