...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 

Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana

 

Indagini geoarcheologiche
testo di Antonia Arnoldus-Huyzendveld

San Genesio si trova nella media Valle dell’Arno, pochi chilometri a sud della confluenza tra i fiumi Elsa e Arno. Il fondovalle dell’Elsa è caratterizzato da terreni sabbioso-fini di colore giallastro, mentre i sedimenti fluviali dell’Arno sono limoso-argillosi di colore marrone. Durante le indagini del 2006, è stato individuato il limite in superficie tra i due sedimenti. San Genesio si trova sul conoide fluviale dell’Elsa, con una caratteristica forma a ventaglio, rialzato di ca. 5 metri rispetto alla quota media locale del fondovalle dell’Arno. Nel luogo dello scavo dominano, tra gli strati naturali, i sedimenti sabbiosi dell’Elsa, anche se talvolta sono stati riscontrati quelli originari dall’Arno. Indubbiamente, la posizione di San Genesio sul conoide dell’Elsa ha garantito una minore esposizione al rischio di inondazione da parte dell’Arno, quest’ultimo, come noto, in epoca storica soggetto a frequenti e disastrose alluvioni. Lungo il versante meridionale della valle dell’Arno, all’altezza del sito, si trovano le seguenti formazioni geologiche (dalla carta geologica in scala 1:100.000, f. 105, Lucca): terrazzi alluvionali del Quaternario recente, costituiti in prevalenza da ciottoli e sabbie (sigla at); sabbie gialle, arenarie, argille, argille sabbiose e conglomerati del Pliocene (Ps), che poggiano su: argille e argille sabbiose azzurre e cenerine plioceniche (Pa). Le ultime due formazioni presentano una caratteristica morfologia collinare. La carta geologica di maggior dettaglio (1:25.000), indica in giallo chiaro argille sabbiose e sabbie argillose (sigla p2), con intercalate sabbie a Flabellipecten di facies marina, talora con livelli a Cerastoderma di facies salmastra (marrone, p3). La stessa carta riporta le tracce di centuriazione visibili sulle foto aeree. Interessante notare che i Flabellipecten pliocenici sono rappresentati dal Pecten jacobaeus, la cosiddetta cappasanta o conchiglia di S.Giacomo. Nel sito, fossili sminuzzati originari degli stratri geologici locali sono stati utilizzati nelle malte, in particolare la Turritella spirata. Parte della chiesa di San Genesio è stata costruita in pietre di calcare organogeno a stratificazione fine, ricco in frammenti di fossili, localmente chiamato “panchina”. Un affioramento simileo è stato rinvenuto ca. 4 km a sud-ovest del sito, a ca. 1.5 km a sud-ovest del centro storico di San Miniato. Sembra che si tratti dell’affioramento più vicino al sito. Si è voluto ipotizzare, su base DEM, i possibili percorsi di trasporto delle pietre dalla cava alla chiesa di San Genesio. Altri affioramenti, ma meno estesi e localmente con scarsi fossili, sono stati identificati lungo i versanti della valle dell’Egola. Nel 2007 è stato rinvenuto sullo scavo un muro composto da blocchi di conglomerato ben consolidato e da piccoli ciottoli senza legante. Questi materiali affiorano, l’uno vicino all’altro, nella valle dell’Orme, a ca. 8 km dal sito. Qui il letto del torrente è ricco di ghiaie, mentre nel versante affiora il conglomerato. La stessa formazione affiora abbondantemente lungo la valle del Pesa. Le pietre presenti nel letto del fiume Pesa possono raggiungere notevoli dimensioni. In riassunto, come probabili bacini di approvigionamento per i materiali da costruzione usati a San Genesio sono stati individuati: per quanto riguarda la “panchina”, la valle dell’Egola ed i suoi affluenti, inclusa nelle sabbie plioceniche, e per quanto riguarda i conglomerati e le ghiaie, le vallate dell’Orme e del Pesa. Il limite assoluto verso est è lo stretto della Gonfalina, oltre Montelupo, dove affiora quasi esclusivamente il “macigno”, una pietra da costruzione finora mai riscontrata sul sito.

I terreni sabbiosi dell'Elsa
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Luogo della probabile cava

Formazioni geologiche

Possibili percorsi di trasporto

Estensione della conoide
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