In questa sezione del sito saranno illustrati i dati emersi dallo studio dei reperti numismatici . Per letà romana ed altomedievale viene presentato un lavoro che tiene conto solo delle monete delle prime due campagne di scavo, mentre per quelle delle campagne 2003-2006, ora in corso di studio, si rimanda ad un prossimo aggiornamento del sito. Relativamente alle monete basso medievali invece il contributo tiene conto dei reperti di tutte le campagne si scavo.
I reperti numismatici di età romana ed altomedievale (campagne 2001-2002)I reperti monetali provenienti dagli scavi effettuati a S. Genesio negli anni 2001-2002 rappresentano il secondo dato, per importanza quantitativa, tra i rinvenimenti numismatici nel comune di S. Miniato. Il primo è il famoso ripostiglio di 3479 monete argentee romano-repubblicane rinvenute nel 1748 a Santa Maria di Scoccolino e pubblicate, seppur solo parzialmente, da Gamurrini nel 1873. Le circostanze ed i metodi di rinvenimento, la consistenza del ritrovamento, la cronologia del contesto di S. Genesio sono però assai differenti rispetto a quelle del noto tesoretto deposto negli anni 80/78 a.C. Le monete, intanto, non sono state trovate in ripostiglio. I complessivi 139 esemplari rinvenuti nelle campagne 2001-2002 (aumentati considerevolmente di numero nelle successive campagne) sono, in grande maggioranza, stati raccolti sporadicamente e non, quindi, nella forma di un singolo accumulo di ricchezza durante i lavori di sbancamento, di ricognizione di superficie, di pulitura del settore individuato per lo scavo. Solo in alcuni casi le monete provengono da strati databili. Per quanto riguarda la cronologia dei reperti, le date di emissione dei singoli esemplari sono comprese, lungo un ampio arco di quasi 2000 anni, dalla tarda età romano-repubblicana fino al XIX secolo. Come già la mostra Monili e Monete ha apprezzabilmente evidenziato, è caratteristico, poi, dei ritrovamenti di S. Genesio la notevole varietà delle serie monetali emerse dallo scavo. Nella serie romana spiccano i due frammenti di monete repubblicane dei secoli II-I a.C., un asse di Augusto, un denario argenteo di Domiziano, due sesterzi di Adriano e, poi, una notevole quantità di emissioni degli imperatori da Costantino II a Valentiniano III. Due sono le monete gote (1/4 di siliqua di Atalarico), come le monete bizantine (follis di Anastasio I della zecca di Costantinopoli e 20 nummi di Costante II). Moneta altoimperiale in contesti tardo antichi Il rinvenimento quantitativamente più rilevante, cioè quello di moneta dei secoli IV-VI d.C., è da considerarsi, con quasi assoluta certezza, come indicatore di una frequentazione dellarea già durante il tardo impero romano. La presenza di pesi da bilancia di età romana insieme ad una grande quantità di ceramica sembrerebbe confermare come il sito sia stato assai vitale già nellantichità e, forse, connesso con zone di produzione e scambio. Lo scavo ha toccato solo marginalmente strati anteriori al V secolo d.C.; sarà solo la continuazione dellindagine archeologica a fornire indicazioni su di uneventuale frequentazione in età romana. Questa considerazione coglie, però, solo una parte della realtà. È ben noto, infatti, da numerose evidenze puntuali, come nel momento di massima crisi dellimpero romano, soprattutto dopo Teodosio, e durante le dominazioni erula, vandala, gota, la carenza di moneta spicciola abbia indotto assai sovente a riutilizzare, almeno chi ne possedesse ancora, monete bronzee più antiche sesterzi ed assi che fungevano da multipli della piccola monetazione divisionale contemporanea, che cade sotto la denominazione di Æ3 ed Æ4. Sono ben noti i casi in cui, in età vandala, i vecchi assi altoimperiali sono stati uguagliati ad una moneta da 20 nummi semplicemente incidendovi meccanicamente sopra il segno XX. La presenza di moneta residua di età altoimperiale in contesti tardoantichi è, poi, fatto ben noto ed, a più riprese, confermato. Nellantichità, anche se via via alcuni tipi di monete uscivano di corso, non esistevano, infatti, forme di ritiro del circolante e doveva essere tuttaltro che raro vedere girare, nei mercati al dettaglio, monete anche di molti secoli più antiche. Non si consideri questo fatto così lontano dalla nostra esperienza: nel 1907, il grande numismatico Francesco Gnecchi raccontava di come, nei paesini di provincia, non fosse raro trovare frammisto a quelli di Vittorio Emanuele e di Umberto I, un quattrino di Maria Teresa, o un piccolo bronzo di Costantino Magno circolato come moneta spicciola per 1500 anni e più. Le monete altoimperiali, quindi, rinvenute quasi tutte in cattivo stato di conservazione quando non, addirittura, spezzate potrebbero benissimo aver circolato, nel numero relativamente ridotto che i rinvenimenti indicano, in unetà sensibilmente posteriore alla loro data di emissione. Lo scavo di numerose sepolture databili dal VI secolo d.C., anche con corredo, ha evidenziato come, almeno in questarea, la moneta antica non sia stata utilizzata come obolo di Caronte e che, quindi, non vada, in sostanza, messa in relazione con impieghi rituali ma catallattici.
Moneta tardoantica in contesti altomedievali
Le emissioni bronzee tardoimperiali ebbero una vita di circolazione assai lunga, rappresentando per secoli la moneta di conto più diffusa. Il fatto, quindi, di aver rinvenuto monete che siano state emesse nel tardo Impero romano, od in età gota, non implica che la loro circolazione si sia interrotta col 476 o col 555 d.C. e che esse non abbiano avuto valore e funzione pratica successivamente, anche in quei secoli, cioè, su cui la documentazione numismatica di S. Genesio sembra tacere. A favore della proposta di una continuità di frequentazione della zona, ampiamente testimoniata dalle fonti di altro genere, sembrano spingere almeno due evidenze numismatiche: lesemplare bizantino da 20 nummi di Costante II battuto a Roma, indicatore, nellarea di S. Genesio, di una circolazione di moneta anche straniera almeno nella seconda metà del VII secolo. Questa moneta, più che come un reperto isolato in un momento di poca vitalità del sito va, piuttosto, letto, in integrazione con le fonti di diversa provenienza, come traccia di una frequentazione piuttosto variegata e complessa dellarea nella tarda antichità. Gli scavi dellestate 2002 hanno fornito tre monete antiche (una di III, due di IV d.C.) da strato ben databile. Ebbene, tutte e tre erano inserite come residui in contesti altomedievali. Ciò, verosimilmente, non per caso, ma perché erano, allora, ancora impiegate. Si può, quindi, ipotizzare che la grande presenza di monete tardoantiche sia indicatrice non di uno sviluppo forte durante i secoli IV-VI d.C. a cui sarebbe seguito una fase di abbandono in contraddizione con tutte le altre fonti , ma di una continuità: nei secoli VII-X d.C., così importanti per la storia del Vicus Wallari, si sarebbe continuato ad impiegare, per le spese minori, quelle comuni monetine che già circolavano da alcuni secoli.
Le monete basso medievali di S. Genesio (campagne 2001-2006)
Fino ad oggi a S. Genesio sono state rinvenute in totale 119 reperti monetali di epoca bassomedievale, e se consideriamo che lo scavo è ancora in fieri, siamo di fronte ad un forte uso di moneta ed ad un elevato potenziale numismatico del sito. Come è consuetudine in materiali provenienti da scavo, le monete si presentano, salvo rare eccezioni, in mediocre stato di conservazione, sia per la lunga circolazione, sia per la giacitura nel terreno che in alcune casi ha compromesso la lettura dei pezzi. Su tutto il circolante rinvenuto 43 esemplari sono denari lucchesi emessi nel corso del XII secolo: ad eccezione di alcuni pezzi riferibili alle prime emissioni in mistura del primo quarto del 1100 ancora rotondeggianti e con le legende ancora ben visibili (fig. 4), si tratta di monete talvolta scarsamente leggibili e con il tondello informe. La loro illeggibilità è dovuta principalmente alla frettolosità dellesecuzione dei tondelli: fin dallXI secolo, la zecca lucchese, in poco meno di un cinquantennio, sostituì per importanza quella pavese ed offrì, fino alla metà del XII secolo, una valuta di minor qualità ma senza dubbio vincente sui mercati cittadini e rurali. E chiaro che questo incessante processo svalutativo, unitamente alla necessità di soddisfare il crescente fabbisogno monetario, coincise con il peggioramento delle tecniche di fabbricazione soprattutto nelle ultime coniazioni della metà del 1100; le leghe erano sempre più basse ed anche lattenzione alla forma del tondello fu subordinata allaumento del numero dei pezzi da coniare. La moneta piccola lucchese, per di più, si presenterà per almeno un secolo e mezzo con gli stessi caratteri epigrafici: la H, monogramma imperiale, nel campo del dritto e IHPERATOR nella legenda, mentre le lettere LVCA in croce erano impresse nel campo del rovescio e la legenda EHRICVS nel giro. Tutto ciò ha reso fino ad oggi estremamente difficile una seriazione cronotipologica degli esemplari. Coevi ai suddetti denari lucchesi della seconda metà del XII secolo abbiamo a S. Genesio i piccioli pisani emessi a nome di Federico I imperatore, molto simili nellaspetto ai nominali di Lucca, anche perché la convenzione monetaria che ne impose la coniazione stabilì che si differenziassero dai tipi lucchesi essenzialmente per il monogramma imperiale (F) e per le lettere PISA in circolo nel campo del rovescio e FREDERICVS nel giro (fig. 5). La maggior parte del circolante, tutta moneta piccola tranne qualche quattrino, è assegnabile al XIV secolo e rappresenta il gruppo più cospicuo: si tratta di fiorini piccioli e quattrini emessi dalla zecca di Firenze, con giglio e S. Giovanni (fig. 6), piccioli pisani con P e aquila, albuli della città di Lucca con il nome della città e la figura di S. Pietro (fig. 7). La presenza di molto circolante trecentesco è un fatto piuttosto comune negli scavi archeologici, soprattutto in virtù del fatto che leconomia è esclusivamente di tipo monetario e che il volume delle emissioni aumenta in maniera vertiginosa. Il flusso nei mercati di tanta moneta spicciola per le transazioni di uso quotidiano, rende, quindi, più alta la possibilità sia della perdita che del successivo rinvenimento in scavo. Allo stato attuale delle ricerche il numerario rinvenuto a S. Genesio rappresenta un tipico esempio del circolante di epoca basso medievale comunemente utilizzato nella Toscana centro-meridionale, come dimostrano anche i rinvenimenti monetali di altri siti indagati; inoltre la posizione del borgo di S. Genesio, al centro di un importante asse viario, ha senza dubbio favorito non solo lutilizzo, ma anche il pervenire di ingenti flussi di circolante.