La corretta attribuzione dei manufatti di pertinenza dei frammenti, una volta riconosciutane l’unità funzionale, potenzialmente contribuisce alla ricostruzione ideale dell’edificio/edifici di pertinenza e alla definizione degli spazi. Con queste premesse, e in considerazione del contesto stratigrafico di recupero, è stata incrementata la schedatura e revisionati i dati delle precedenti campagne.
In particolare, lo scavo dell’area corrispondente alla cripta dell’edificio ed il rinvenimento in buon stato di conservazione di parte degli elementi architettonici (colonne ed un capitello), hanno suggerito di procedere dalla schedatura analitica del singolo elemento, dedicando la dovuta attenzione alle modalità esecutive nonché di posa in opera ed assemblaggio (presenza di alloggi e perni in ferro rivestito in piombo), verso un inquadramento di più ampio respiro che tenga conto delle soluzioni contemporanee in una più vasta area di riferimento, anche in considerazione della particolare ubicazione dell’edificio (Francigena).
Analogamente, il recupero di numerosi frammenti di serpentino e marmo bianco, riconducibili ad un intervento decorativo realizzato con la tecnica del commesso marmoreo, la cui origine risale all’opus sectile (crustae) e all’opus interrasile romano, proiettano il medesimo contesto su un piano di più vasta scala, in rapporto a quanto realizzato in un vasto ambito territoriale (area fiorentina, Volterra-val d’Elsa, Pisa, Lucca) tra XI e XIII secolo. Mancando ad oggi un rinnovato lavoro su questa tecnica, che tenga conto di tutti gli aspetti valutabili, anche da un punto di vista archeologico e tecnico produttivo, è stata condotta una schedatura degli edifici e degli elementi di arredo noti nell’area di riferimento, da utilizzare in maniera dialettica rispetto a quanto rinvenuto nello scavo di San Genesio, accompagnata dall’indicazione delle cave di approvvigionamento del serpentino, per lo più estratto dall’affioramento di rocce ofiolitiche del Monte Ferrato (Prato), ma anche in un affioramento nei pressi di Impruneta e a Montignoso, nel comune di Gambassi. L’impiego di questo litotipo si giustifica in considerazione delle finalità decorative; l’utilizzo come mero materiale da costruzione è infatti registrabile solo in prossimità degli affioramenti.