Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana
...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 


 

Reperti metallici
testo di Silvia Serugeri

Per approfondire e discutere con noi
Lo studio dei numerosi reperti metallici emersi dallo scavo di San Genesio è stato finalizzato, oltre che all’analisi tipologica dei manufatti, anche al riconoscimento di eventuali tracce di produzione e alla ricostruzione della circolazione delle materie prime.
I dati qui esposti sono frutto di una sintesi preliminare della ricerca che è ancora in corso.

Reperti in bronzo

Gli oggetti in bronzo provenienti da San Genesio sono per la maggior parte elementi di abbigliamento, come fibule, fibbie, orecchini, spilloni, ottenuti tutti per fusione; numerosi pezzi presentano decorazioni incise e una doratura superficiale.
In particolare alcuni elementi di corredo femminile, un gancio di collana, uno spillone da acconciatura e un orecchino, sono datati tra V e VII sec. d.C. e hanno confronti con il materiale rinvenuto nella Crypta Balbi a Roma.
Tra gli elementi pertinenti all’abbigliamento maschile e militare compaiono invece un puntale per cintura in bronzo ad “U”, con due bulloncini passanti datato alla seconda metà del VII secolo, e un piccolo ribattino per scudo da parata in bronzo dorato con testa decorata da triangoli contrapposti, datato anch’esso al VII secolo d.C.
Lo studio dei reperti metallici di San Genesio fornisce informazioni interessanti anche sulla probabile presenza nel sito di un impianto produttivo per la lavorazione del bronzo, la cui esistenza è testimoniata dal ritrovamento di piccoli panetti di lega di rame e scorie di fusione. Questa officina doveva essere destinata anche alla produzione di oggetti, come sembra suggerire la presenza di due modelli in piombo per placchette da cintura a forma di “U” con una decorazione incisa, dai quali si ricavava lo stampo per la fusione dei modani in bronzo per lo sbalzo. Per “modano” si intende il modello in bronzo, con decorazione positiva in rilievo, che veniva posizionato sull’incudine, e sul quale veniva messa la lamina da decorare, in argento, bronzo, oro o rame. Al di sopra della lamina era poi posto un materiale (del cuoio o una laminetta di piombo) che fungesse da “cuscinetto”, per permettere una martellatura uniforme. In questo modo sulla lamina restava impressa la decorazione del modello in bronzo. I modani ad “U” erano utilizzati in particolare per la decorazione di puntali e placche da cintura e la loro datazione è fissata tra il VI e l’VIII sec. d.C. Per ora non è stato possibile individuare il luogo esatto all’interno del sito dove avveniva la lavorazione, poiché i modelli in piombo provengono dalla raccolta di superficie. Con il proseguimento delle indagini si cercheranno ulteriori elementi che confermino la presenza di un’officina e, se possibile, si tenterà di ricostruire l’organizzazione del centro produttivo.
Un’altra interessante categoria di reperti è quella delle medagliette devozionali in bronzo; si tratta di piccole medaglie che i pellegrini acquistavano nei diversi santuari per avere sempre con sé la protezione del santo e per testimoniare la propria fede. Ne sono state rinvenute cinque, la cui datazione deve essere ancora accertata, ma probabilmente è posteriore al 1300. Due medagliette presentano su una faccia la legenda Roma, mentre un’altra raffigura la Madonna di Loreto. Questi reperti testimoniano l’importanza di San Genesio come tappa lungo la via Francigena. Per le datazioni precise è necessario terminare la ricerca dei confronti iconografici; si potrà così sapere per quanto tempo dopo la distruzione della pieve il sito venga utilizzato come stazione di sosta per il pellegrinaggio verso Roma.

Reperti in ferro

Gli oggetti di ferro ritrovati a San Genesio sono identificabili con attrezzi (cesoie, lame), elementi costruttivi, elementi di infissi e chiodi. Fra questi ultimi è interessante studiare con attenzione quelli provenienti dalle capanne del borgo. Infatti, durante lo scavo, è stata rilevata la loro posizione all’interno dei crolli delle abitazioni; questo permetterà di ricostruirne la disposizione originale e la loro funzione in relazione alla struttura degli edifici.
Tra gli attrezzi artigianali compaiono poi cesoie e lame di coltello. È molto difficile datarli poiché esiste una grande continuità, nel corso dei secoli, nella forma e nell’uso di questi oggetti; sono fondamentali quindi, per la datazione, la stratigrafia e la periodizzazione delle US.
Dal pozzo del chiostro sono stati recuperati dei ganci in ferro riferibili a contenitori, usati con ogni probabilità per attingere l’acqua.
Tra le macerie che formavano il crollo delle volte della cripta sono stati ritrovati elementi in ferro che appartenevano al sistema di illuminazione. Si tratta di ganci infissi nel soffitto che sostenevano, tramite catene, delle lucerne in vetro, di cui si sono conservati tre esemplari. Sempre relativamente all’illuminazione è venuto alla luce un reggi-stoppino in bronzo di epoca altomedievale. È fatto a forma di “T”, le due lamine laterali venivano agganciate al bordo della lucerna per sostenere in posizione verticale il piccolo cilindro centrale, in cui veniva infilato lo stoppino, che da una parte era immerso nell’olio e dall’altra veniva acceso.
Tra i reperti ci sono alcuni frammenti di ferri di cavallo e diversi chiodini da ferratura. Questo dato, incrociato con la presenza di ossa di cavallo, indica l’uso dell’animale; probabilmente più per il trasporto che per i lavori agricoli.
Infatti, per ora, non ci sono tracce di strumenti agricoli provenienti dalle aree già indagate, assenza questa che lascia supporre che il sito non basasse la propria economia sull’agricoltura.

I piombi

San Genesio ha restituito una discreta quantità di reperti di piombo, la maggior parte provenienti da raccolta di superficie. Scavando la cripta, sono venuti alla luce reperti molto interessanti relativi alla posa in opera delle colonne che sostenevano la volta. Infatti, tra il materiale che costituiva il crollo della volta e del pavimento della chiesa, sono stati rinvenuti frammenti di piombo che riempivano le scanalature fatte sulla parte superiore delle colonne per la loro posa in opera. In questo modo, una volta alloggiate le colonne nel pavimento, si fondeva il piombo all’interno delle scanalature per permettere poi l’inserimento degli altri elementi strutturali, come i capitelli, forniti a loro volta di perni in ferro. Il piombo, raffreddandosi e indurendo, garantiva la presa e la solidità tra i due elementi dell’incastro.

Fibbia in bronzo dorato

Testa di spillone in oro
Testa di spillone in oro
Medaglietta devozionale con la legenda Roma

Ganci e manico di recipiente provenienti dal pozzo
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