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Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana

 

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La maggior parte dei resti osteologici animali è stata recuperata a vista. Fanno eccezione uno strato (US 4020) interpretato come livello di scarico di una delle case del borgo e una serie di strati (US 34004, US 34006, US 34007) pertinenti ad una probabile fossa di butto per i quali è stato usato un setaccio. Un recupero più specifico in tali strati, collegati strettamente alle attività di rifiuto dell’insediamento, è stato necessario per poter raccogliere durante lo scavo anche quei frammenti o parti anatomiche che, a causa delle loro dimensioni, sarebbero andati persi. L’uso del setaccio permette di poter rendere più puntuale anche lo studio anche di quelle specie, importanti per l’alimentazione e l’economia di un insediamento, che difficilmente sono testimoniate nei campioni faunistici degli scavi archeologici. I reperti ossei rinvenuti sono stati lavati con semplice acqua corrente per eliminare dalla superficie residui di terreno della giacitura e, successivamente, lasciati asciugare. I frammenti che appartenevano allo stesso osso sono stati raccolti e attaccati in modo da ridurre eventuali errori nel conteggio del numero minimo degli individui. Tutti i sacchetti sono stati poi riuniti, prima della schedatura, in base alla periodizzazione delle unità stratigrafiche dello scavo. La fase principale dello studio prevede l’identificazione dei resti osteologici attraverso il confronto con la collezione del Laboratorio di Archeologia Ambientale del Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena, diretto del Dott. Frank Salvadori, che comprende gli elementi scheletrici delle principali specie domestiche e di alcune specie selvatiche. Le informazioni relative ad ogni singolo reperto sono poi inserite in un database, il DBMS Reperti osteologici animali (BOSCATO P. et alii 2000). Durante la schedatura non è stata fatta alcuna distinzione per gli uccelli, che per il momento sono considerati genericamente Avifauna, esclusi 5 frammenti che sono stati riconosciuti come appartenenti alla specie Gallo gallus, e neppure per i pesci, schedati genericamente come ittiofauna, ad eccezione di un unico frammento, che in base all’Atlante osteologico di Barbara Wilkens (WILKENS 2004), è attribuibile alla Tinca. Per la distinzione fra capra e pecora sono stati utilizzati i criteri di Prummel e Frisch (PRUMMEL, FRISCH 1986) e Halstead (HALSTEAD et alii 2002); i reperti di cui non è stata possibile la distinzione sono stati inseriti sotto il nome generico di capra/pecora, senza l’identificazione della specie. Lo stesso criterio è stato adottato per alcuni frammenti equini che sono stati schedati per l’esiguità del frammento sotto il termine di cavallo/asino. Infine non è stata fatta alcuna diversificazione fra cinghiale e maiale domestico considerando che in epoca medievale i suini domestici erano allevati allo stato semiselvatico: questo sistema allevatizio, che aumentava la possibilità di incroci con il cinghiale, rende infatti difficile una distinzione tra le due forme attraverso la sola osservazione morfologica dell’osso. Per quanto riguarda il periodo della saldatura della diafisi con le epifisi, quindi una valutazione dell’età di morte, sono stati presi in considerazione i valori forniti da Amorosi (AMOROSI 1989), evitando di prendere in considerazione i dati forniti dalla Silver (SILVER 1969) che sono stati in parte invalidati, mentre per lo stato di usura dentaria di bue, capra/pecora e maiale sono state esaminate le tabelle di Grant (GRANT 1975). Infine, per la registrazione delle misure osteometriche, sono stati utilizzati i codici della Von der Driesch (VON DEN DRIESCH 1976). Lo studio qui presentato è al momento limitato al semplice conteggio dei frammenti, calcolato considerando come unità il singolo elemento anatomico e conteggiando una sola volta la mandibola o la mascella nelle quali sono ancora presenti i denti; questi ultimi vengono comunque schedati singolarmente. Non è stato ancora valutato il numero minimo degli individui, né la frequenza degli elementi anatomici, né la resa in carne delle principali specie domestiche, stime che si potranno fare solo a termine della schedatura, allo scopo di ottenere un quadro diacronico completo dello sviluppo economico e alimentare dell’insediamento.

Ossa animali
Mandibola di suino
- AMOROSI T. 1989, A Postcranial Guide to Domestic Neo-Natal and Juvenile Mammals, BAR International Series, 533.

- BAKER P., CLARK G. 1993, Archaeozoological evidence for Medieval Italy: a critical rewiev of the present state of research, Archeologia Medievale, XX, pp. 45-77

- BAKER P., WHEELER A. 1978, Informazioni sull’economia medievale e post-medievale di Pavia, le ossa dello scavo, in AA.VV., Scavi nella Torre Civica di Pavia, Archeologia Medievale, V, pp. 249-266.

- BEDINI E. 1987, I resti faunistici, in R. Francovich e R. Parenti, Rocca San Silvestro e Campiglia Marittima, prime indagini archeologiche. Quaderni dell’Insegnamento di archeologia
medievale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Siena, pp. 137-48, Firenze, all’Insegna del Giglio.

- BOSCATO P., FRONZA V., SALVADORI F. 2000, Proposta di un database per i reperti faunistici, in Pre-Atti del 3° Convegno Nazionale di Archeozoologia (Siracusa 2000).

- GRANT A. 1975, Appendix B: the use of tooth wear as a guide to the age of domestic animals, in B.Cunliffe, Excavation at Porchester Castle, Volume I: Roman, Londra, pp 437-450.

- HALSTEAD P., COLLINS P., ISAAKIDOU V. 2002, Sorting the Sheep from the Goats: Morphological Distinctions between the Mandibles and Mandibular Teeth of AdultOvis and Capra, Journal of Archaeological Science, 29, pp.545-553.

- PAYNE S. 1986, Reference codes for wear states in the mandibular cheek teeth of sheep and goats, Journal of Archaeological Science, 13, pp.609-614.

- PRUMMEL W., FRISCH H.1987, A guide for the distinction of species, sex and body side in bones of sheep and goat, Journal of Archaeological Science, 14, pp. 567-577.

- SALVADORI F. 2004, I reperti osteologici animali in G. Bianchi (a cura di), La Rocca di Campiglia marittima, Firenze, all’Insegna del giglio, 2004, pp 477-511.

- SILVER I.E. 1969, The Ageing of domestic animals in D.Brothwell & E.S. Higgs (a cura di), Science in Archaeology, Londra.

- VON DEN DRIESCH A.1976, A guide to the measurement of Animal bones from archaeological sites, Peabody Museum Bulletin, 1, Harvard.

- WILKENS B. 2004, Archeozoologia, manuale per lo studio dei resti faunistici dell'area mediterranea, pubblicazione in forma di CD-rom.

Femore di gallo domestico
Tibitarso attribuito genericamente ad avifauna
Cavicchio di ovicaprino
Indicazioni e consigli
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