Archeologia e storia di una grande pieve altomedievale della Toscana
...ad Ecclesiam Sancti Genesii

 


 

Strategia dell'indagine
testo di Federico Cantini

Lo scavo archeologico intrapreso nel comune di San Miniato sta ormai portando alla luce uno dei più importanti monumenti ecclesiastici dell’altomedioevo toscano. Ma la rilevanza delle indagini risiede non solo nella possibilità di far emergere tracce così imponenti del passato, ma anche nell’occasione di poter studiare e tentare di capire quale ruolo ebbe questo grande edificio e in termini più generali le grandi pievi rurali, nelle trasformazioni, spesso violente e repentine, a volte di più lunga durata, della campagna toscana, per un periodo, quello compreso tra tarda antichità e altomedievo, che le fonti lasciano sostanzialmente in ombra e che, probabilmente, solo la ricerca archeologica ha la possibilità di ricostruire. In particolare con lo scavo volevamo cercare di rispondere ad una serie di domande specifiche, ma anche di ampio respiro storiografico:

-quando si viene delineando la rete delle chiese?

-quali forme architettoniche e che ruolo ebbero appena nate?

-cambiò questo ruolo con il passare dei secoli, con il mutare delle condizioni socio-economiche e politiche, e in rapporto al tipo di territorio in cui erano collocate?

-si inserirono all’interno di un tessuto insediativi già formato, prediligendo i siti eminenti dal punto di vista economico, sociale e politico, che si erano andati distinguendo in età tardoantica?

-quale rapporto vi fu tra preesistenze tardoimperiali e nuovi complessi ecclesiastici?

Vi fu una coincidenza di luogo solo per il fatto che i siti usciti indenni dalla crisi del mondo tardoromano si trovavano di per sé stessi nel più favorevole dei luoghi possibili (vicinanza con le grandi vie di comunicazione, centralità rispetto ad un territorio sfruttato dal punto di vista economico, etc.), senza che vi fosse una continuità di frequentazione, come del resto le stesse necropoli, che spesso sigillano le stratigrafie di età classica, lasciano supporre? Oppure fu la facile reperibilità di materiale da costruzione a determinare la scelta di costruire queste prime chiese su strutture di epoca romana ormai abbandonate?

-fu poi il fatto di inserirsi all’interno di alcuni dei villaggi formatisi a partire dalla fine del VI-prima metà VII secolo e destinati ad avere grande sviluppo nel corso dell’altomedioevo a determinare la particolare fortuna di alcune chiese rispetto ad altre, magari sorta al di fuori di nuclei insediativi di successo? O furono queste stesse chiese ad essere generatrici di villaggi?

-questi grandi complessi plebani divennero, una volta sviluppatisi, centri di gestione e amministrazione della ricchezza e poli di attrazione per la popolazione rurale, che nella pieve aveva in ogni caso un punto di riferimento anche perché luogo di battesimo e sepoltura privilegiato?

-quale rapporto ebbero questi poli religiosi con i nuclei di popolamento e di potere politico ed economico che si andavano sviluppando in età altomedievale e con quelli che vennero definendosi nelle forme classiche del castello a partire dal X secolo?

-fu la pieve deputata ad essere anche centro di produzione e luogo di mercato, specie se posta lungo le importanti arterie stradali, come sembrano indicare anche le numerose monete rinvenute a San Genesio?

Queste sono le domande che hanno fatto parte dell’agenda della nostra ricerca, domande alle quali stiamo cercando di dare delle risposte con lo scavo acheologico del sito di San Genesio. Per quest’ultimo, iniziato con una serie di piccoli saggi, funzionali alla salvaguardia del sito che stava per essere distrutto da dei lavori di sbancamento, è stata adottata una strategia per grandi aree così da poter portare alla luce le stratigrafie pertinenti a ciascun periodo di frequentazione nella loro massima estensione. Allo scavo è stato poi affiancato uno studio interdisciplinare dei reperti e dei dati emersi con l’indagine, che ha visto lavorare fianco a fianco archeologi, paleopatologi, archeozoologi, archeobotanici, archeometri e geoarcheologi, che insieme stanno contribuendo a ricreare quella complessità che è caratteristica di ogni forma insediativa umana, inserita in un determinato contesto temporale, culturale e ambientale.

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